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A Torino in piazza per l'Iran

da "La Porta di vetro" - 26/01/2026


Promosso da Cgil Torino, Acli Torino, Arci Torino, Anpi Torino, Associazione Italia Iran Torino, con l'adesione del Coordinamento di AGiTe, si terrà in piazza Castello un presidio di solidarietà con il popolo iraniano. L’iniziativa nasce dalla necessità, dicono i promotori, di dare voce a una mobilitazione popolare ampia, nonviolenta e profondamente radicata nella società civile, che da settimane sfida il regime per rivendicare diritti civili, sociali e politici fondamentali.


Il momento è particolare per gli iraniani in patria e all'estero. Mentre la repressione del Regime clericale prosegue nella sua mattanza quotidiana. Nei giorni scorsi, l'agenzia Bloomberg ha citato il commento di un relatore speciale delle Nazioni Unite, secondo il quale il totale delle vittime potrebbe superare le 20.000. Una cifra di un terzo inferiore a quella divulgata - 30 mila morti - dalla rivista Time che ha ripreso le affermazioni di due alti funzionari del ministero della Salute iraniano. Ancora più alto il dato - 36 mila morti - che viene fornito oggi, lunedì 26 gennaio, dall'emittente Iran International, con sede Londra e finanziata, è voce corrente dall'Arabia Saudita, che dall'inizio delle manifestazioni foraggia il ritorno della dinastia Pahlavi in Iran anche con notizie che rasentano l'aperta propaganda, come abbiamo più volte denunciato. La stessa emittente riporta, raccogliendo voci interne al governo di Teheran, che la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei si è trasferita in un rifugio sotterraneo speciale nella capitale dinanzi ad un aumento delle probabilità di un attacco americano. Sui numeri formulati da Iran International si sofferma il sito Insider Over che in un articolo mette in dubbio la veridicità delle cifre e su cui si legge: "Secondo la testata, il proprio Editorial Board avrebbe ottenuto “documenti classificati”, “rapporti dal campo” e testimonianze di personale medico, famiglie e testimoni oculari. Tuttavia nessuno di questi materiali viene reso pubblico, nemmeno in forma parziale o oscurata, e non viene fornito alcun elemento verificabile esternamente. La catena delle fonti dichiarata è la seguente: le informazioni proverrebbero dall’Organizzazione di Intelligence dei Pasdaran (IRGC) e sarebbero state trasmesse al Supreme National Security Council. Due fonti anonime interne al Consiglio iraniano avrebbero riferito che in due report datati 22 e 24 gennaio il numero dei morti era rispettivamente “oltre 33.000” e “oltre 36.500”.Il problema maggiore riguarda la rapidità con cui il bilancio è esploso. Solo pochi giorni prima, la stessa Iran International aveva parlato prima di 12.000 morti, poi di 16.500 morti, sempre citando fonti confidenziali e report non pubblici: In appena due giorni il bilancio retrospettivo dell’8-9 gennaio è stato raddoppiato fino a oltre 36.500. La domanda - prosegue InsideOver - resta evidente: se le fonti confidenziali sono le medesime, com’è possibile che un conteggio riferito a eventi già avvenuti venga raddoppiato nel giro di qualche giorno senza spiegare il meccanismo del ricalcolo? E se davvero emergono nuovi dati, perché non fornire almeno una metodologia, criteri geografici, estratti ospedalieri o altre evidenze che costruiscano un impianto accusatorio solido? In sostanza, parliamo di documenti interni non pubblici, attribuiti a un apparato di sicurezza, raccontati da fonti confidenziali e “verificati” solo dalla redazione stessa. Dal punto di vista del fact-checking, si tratta di una verifica chiusa, non replicabile". In ultimo, report altrettanto pericolosi per la credibilità della resistenza iraniana all'estero, a cominciare dal Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana (CNRI).

Numeri diversi, tra l'altro, sono riportati dall'agenzia di stampa statunitense Human Rights Activist News Agency, che attesta le vittime della violenza delle forze dell'ordine, esercito, polizia, pasdaran, dallo scoppio della rivolta il 28 dicembre, attorno alle 5 mila, cui si potrebbero sommare altri diecimila decessi "sospetti", con un quadro repressivo integrato da oltre 26 mila persone arrestate. Sino ad oggi, il dato ufficiale diffuso dal governo iraniano è di poco più di 3mila morti, che contrasta dramma.

All'esterno, spirano sempre più forti i venti di guerra alimentati dagli Usa che hanno varato, come l'ha definita Trump, "un'armada", in grado di esercitare un assoluto controllo sul Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz, e fa perno sulla portaerei nucleari Lincoln su è imbarcato una forza d'intervento di circa seimila uomini. La potenza di fuoco che viene assicurata via mare è integrata dalle basi americane presenti nei paesi mediorientali e in quelli aderenti alla Nato. L'Iran è circondato. Il dominio del cielo è assicurato dai jet F-22, F-35 e F-15s. La strategia del Pentagono, come è stato rilevato, è identica o quasi a quella della guerra dei dodici giorni promossa nel giugno scorso contro i siti per la produzione del nucleare.

Per contrasto, in un Paese in cui internet viaggia a corrente alternata, i quotidiani visibili on line, come Ettelaat descrivono i movimenti militari degli Usa . Un elemento che emerge dal quotidiano conservatore Javan on line che riporta la dichiarazione di Esmail Baghaei, portavoce del Ministero degli Affari Esteri, che sulle manovre americane oppone la fiducia nelle capacità militari iraniane, accresciute proprio dall'esperienza di giugno e in grado di rispondere a qualsiasi attacco, confidando anche nei rapporti con Russia e Cina. In proposito, Baghaei è stato esplicito ed ha affermato che le relazioni con Cina e Russia si basano sul rispetto e su una cooperazione in materia di difesa di lunga data: "Ci sono accordi di difesa sia con la Cina che con la Russia, e questa cooperazione, scambi e contatti continueranno sicuramente con tutta la forza. Russia e Cina sono due membri importanti delle Nazioni Unite e devono preoccuparsi delle loro responsabilità".

Insomma, una situazione sul piano geopolitico sempre più complessa, ma che non sembra fermare né la protesta all'interno, né le intenzioni di Trump di irrompere per l'ennesima volta come un caterpillar in un altro importante scacchiere del mondo.

 
 
 

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