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Oggi come ieri non si può "zittire" l'antifascismo

Nell’ultimo numero del 30 aprile scorso, la Voce di Chivasso riferisce il discusso episodio avvenuto il 25 aprile in Consiglio comunale, in occasione delle celebrazioni per la Festa della Liberazione, con un titolo che trasfigura i fatti: “Scontro del 25 Aprile: Doria zittisce il giornalista dell’Anpi”. Momenti ricostruiti fedelmente da Vinicio Milani nell’articolo pubblicato sul sito dell’Anpi provinciale di Torino, all’indomani delle celebrazioni. [1]

Ora, restìo a commentare i contenuti dell’articolo – il lettore è il giudice migliore – non posso fare a meno di evidenziare la fuorviante semantica del titolo, che nella sostanza tradisce la sintesi dell’evento; in particolare, perché non si è registrato alcun reale scontro che desse seguito all’intimidazione di stare in silenzio rivolto all’oratore, cioè al sottoscritto. Infatti, si è trattato di un fuori programma del consigliere di centro destra Matteo Doria, che ha cercato di sovrapporre la sua voce, stizzita e insofferente come ho dedotto dal tono, alla mia, che naturalmente godeva di favore di microfono. 

A quel punto ho optato per l’unica soluzione che l’educazione e il bon ton suggeriscono nella circostanza: sospendere momentaneamente il discorso per sottrarsi alle pericolose degenerazioni verbali che possono nascere o derivare da improvvise interruzioni, al di là dei contenuti e legittimità. Una scelta anche dettata dall’obbligo civico di favorire l’intervento delle istituzioni presenti in aula: in alto alla mia sinistra, il Presidente del Consiglio comunale Alfonso Perfetto, seduto, sulla fila dei banchi più in basso, il sindaco Claudio Castello. Del resto, troppe voci si traducono in rumore e il rumore notoriamente è l’anticamera del caos nelle discussioni. 

Dunque educazione in un contesto alterato da una sospensione arbitraria, ma meno che mai acquiescenza, passività, subalternità da parte mia, come invece sembra tradurre il titolo con il verbo zittire, che equivale a “far tacere”, “ridurre al silenzio”, “chiudere la bocca”. In altri termini, educazione da non confondersi con cedevolezza o arrendevolezza: mai e ancora mai nel giorno della Liberazione. Semmai educazione quale antidoto a qualunque forma di rottura del protocollo istituzionale e di massima attenzione alle autorità presenti per non scadere nella polemica e nuocere all’immagine di chi si rappresenta, nel mio caso l’Anpi. 

Del resto, la celebrazione del 25 Aprile, nella memoria di chi ha sacrificato la propria vita per la democrazia e la libertà, impone fierezza nel comportamento, insieme con l’indisponibilità alle provocazioni di chi cerca l’incidente verbale. Non a caso, invitato con fermezza dal presidente del consiglio comunale Perfetto, è stato il consigliere Doria a dover tacere, a concludere la sua affabulazione: destino giustamente inevitabile per permettere a me di riprendere l’intervento. Parafrasando al rovescio il latinorum di don Abbondio, e nessuno me ne voglia, Doria lex, sed lex... 

Ultimo, ma non meno importante, il titolo contiene un’altra imprecisione semantica: “il giornalista dell’Anpi”. Il 25 aprile, a commemorare la stagione della Resistenza al nazifascismo nel Consiglio comunale di Chivasso, non c’era un giornalista, ma un membro della segreteria provinciale, cioè un rappresentante dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia. Mettere i puntini sulle “i” può essere anche stancante, ma non fermare il degrado semantico sarebbe peggio.



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