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Presentato il libro su Cesare Mondon, “il miracolato di Rubiana”

Cesare Mondon, non è stato solo un partigiano coraggioso, ma anche un personaggio molto importante per Collegno, ed è la stessa Amministrazione Comunale a rendergli omaggio con la prima presentazione del libro a lui dedicato scritto da Raffaella Chiaravalloti, presso la Sala Consiliare venerdì 1 dicembre 2023.

L'evento ha visto la partecipazione del Sindaco di Collegno Francesco Casciano, del Presidente ANPI Provinciale Nino Boeti, del Consigliere della Regione Piemonte Silvana Accossato, del Presidente del Patto Territoriale della Zona Ovest di Torino Umberto D’Ottavio, del Presidente ANPI Collegno Ezio Bertolotto e di Fernanda Dalmasso ex presidente del Comitato Resistenza Colle del Lys. La serata è stata moderata da Matteo Cavallone, Assessore alla Cultura al Comune di Collegno.

E' stato un momento importante e significativo, ha esordito il Presidente Provinciale dell'Anpi Nino Boeti che nella sua prefazione ha voluto onorare la memoria di Cesare e per riflettere sulle lezioni di coraggio e impegno che la Resistenza ci ha lasciato in eredità.


<< Ho conosciuto Cesare Mondon un 2 luglio di tanti anni fa, in quello che è il luogo della Memoria e del cuore per molti di noi: il Colle del Lys, nella commemorazione che ogni anno tiene vivo il ricordo dei 2024 caduti delle quattro Valli, la Val di Susa, la Val Chisone, la Val Sangone, la Val di Lanzo, durante la guerra di Liberazione.
Il passare del tempo non lo aveva ancora scalfito: era un uomo affascinante, gentile, un sorriso dolce increspava la sua bocca.
Era consapevole della simpatia istintiva che si stabiliva con le persone che parlavano con lui.
Era il tempo nel quale al Colle si incontravano Guido Carbi, Vittorio Blandino, Kiro Fogliazza e i cremonesi che arrivavano con il pullman da Cremona per portare un fiore ai loro Caduti.
Si ricordava la figura di Deo Tonani, il giovane comandante ucciso a 22 anni a Favella, il 27 marzo del 1945. La Resistenza fu un’autentica rottura della Storia, e fu premonitrice di una nuova e più grande umanità. Resistenza fu sacrificio, fame, freddo, ma fu anche gioia, quelli di sentirsi in tanti dalla parte della giustizia e della Storia.
Cesare Mondon è stato parte di questa Storia: giovane partigiano, commissario della XVIIa Brigata Garibaldi, aveva partecipato alla scuola per commissari politici di Favella, alla fine del ‘44, organizzata da Osvaldo Negarville.
Dieci-dodici i partecipanti, fra i quali Kiro Fogliazza.
Si discuteva della guerra in corso contro il nazifascismo e si progettavano le strategie per sconfiggere il nemico, ma si parlava già del dopo, anticipando discorsi di solidarietà e di comportamento civile che sono stati poi determinanti nella costruzione dell’Italia libera.
“Fu una scuola di vita e di libertà”, ricordava Cesare Mondon, sottolineando il sostegno alla lotta di Liberazione garantito dalla popolazione civile.
Le piemontesi e i piemontesi offrirono ai partigiani un tetto sotto il quale riparare, un pasto caldo e un letto su cui riposare, ospitarono le famiglie ebree braccate dai nazifascisti a rischio della propria vita. La medaglia d’oro al valore civile, unico caso in Italia di conferimento ad una Regione, che brilla sul gonfalone della Regione Piemonte, è stata apposta con le proprie mani dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2016, a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte. Ed è il riconoscimento per quell’impegno.
Ho avuto per Cesare Mondon un grande rispetto e sono stato legato a lui da una grande e profonda amicizia. C’eravamo sempre a Rubiana, al ricordo dei Caduti del 4 marzo 1945, davanti all’Albergo Nazionale quando furono uccisi tre partigiani rivolesi, Piero Rolle, Ugo Bonaudo, Lino Cometto.
Cesare ricordava con un sorriso i colpi esplosi contro di lui, qualcuno lo conservava ancora addosso e il modo rocambolesco con il quale era riuscito a salvarsi la vita.
Ricordava con affetto don Cortese, cappellano della casa che lo aveva accolto subito dopo la sparatoria e la signorina Lucia Baudano, titolare con il padre di un’impresa di pompe funebri che lo aveva nascosto in una cassa da morto.
Ricordo i tanti incontri a casa sua a Collegno, con Francesco, Umberto, Ezio, Silvana; l’aperitivo offerto dalla moglie Wilma, compagna di una vita che lo accudiva con amore e tenerezza.
Nei nostri discorsi i giovani avevano un ruolo importante; Cesare pensava che fosse indispensabile la loro partecipazione alla vita politica e sociale.
E’ stata una costante dei partigiani questa. Hanno dedicato la loro giovinezza alla lotta contro il nazifascismo e combattuto per un futuro migliore. Avrebbero voluto che i giovani di oggi, in tempo di Pace, si assumessero la stessa responsabilità: contribuire alla realizzazione di un Paese giusto, nel quale la fratellanza, l’uguaglianza, la solidarietà, avessero pieno diritto di cittadinanza.
I partigiani sentirono, dopo la Liberazione, l’impegno politico come l’ideale continuazione di quella lotta. Fu così anche per Cesare, nell’amministrazione della sua Collegno, città che ha amato e che lo ha amato. Eravamo in tanti quel 5 agosto del 2016 nella chiesa di San Massimo, a salutare un uomo coraggioso e determinato, ma buono e gentile nello stesso tempo.
Il suo sorriso è ancora con noi, nella nostra mente e nel nostro cuore.
Ancora grazie Cesare, per il tuo impegno in quei venti mesi di lotta di Liberazione e per l’amicizia e l’affetto di dopo.>>
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